Smettila di far felici tutti……non sei una birra 🍻

La sua storia è praticamente la storia del mondo…..le sue radici affondano nella preistoria, la sua evoluzione accompagna l’evoluzione umana, traendo la sua origine da due semplici elementi l’orzo e l’acqua.

Le prime testimonianze della sua esistenza arrivano da una tavoletta di argilla di epoca sumera (circa 3500 A.C.) e la più antica legge che ne regola la produzione e la vendita è nel codice di Hammourabi.

Gli egizi ne attribuivano la sua invenzione ad Osiride e questo legame con l’immortalità portò molti ricchi egiziani a far costruire delle birrerie in miniatura nelle loro tombe.

I Galli migliorarono la sua produzione usando le botti per allungare il periodo di conservazione e usando aromi come anice , finocchio e assenzio ; i Druidi inserirono anche l’uso della salvia.

Nel Medio Evo era appannaggio di chiesa e nobili per realizzazione e commercio , in età carolingia la birra monastica la fece da padrone fino a cessarne in seguito la produzione.

Con la rivoluzione industriale comincia la sua globalizzazione arrivando a numeri sempre crescenti  e tecnologie sempre più avanzate. Ma tutta questo porta  quasi ad una regressione del prodotto che già da qualche anno finalmente ha rallentato portando alla nascita di micro birrifici che riscoprono il valore della tradizione.

Ma non è alla sue tecniche di produzione che dedico queste righe ma all’ispirazione che le sue tante sfaccettature ha dato a poeti e scrittori nel corso degli anni.

Di lei si parla già nella Bibbia e in opere di Eschilo e Tacito. Diverso è invece il modo in cui la tratta Shakespeare il quale la utilizza semplicemente per caratterizzare alcuni dei personaggi presenti nei suoi capolavori.  Nell’ “Enrico V” c’è un passo dal quale trapela chiaramente l’amore incondizionato di Shakespeare e degli inglesi nei confronti della birra:

“Ah, come mi vorrei trovare a Londra, in una birreria! Sarei disposto a barattare tutta la mia gloria per un gotto di birra e la pellaccia!”.

 Johann Wolfgang von Goethe ne fa citazione tecniche e gastronomiche , da appassionato di buona cucina e dai suoi scritti si deduce che all’epoca la birra prodotta a Francoforte non era di suo gusto costringendolo ad acquistarla altrove.

Dissacrante invece il poeta inglese William Blake. Da fervente illuminista ne consiglia il suo uso in chiesa per far riavvicinare i fedeli:

“ […] Cara Mamma, cara Mamma, la Chiesa è fredda, Ma la Taverna è salubre, piacevole e calda; Inoltre, io so dove mi trattano bene, In cielo una tale accoglienza non andrà mai bene. Ma se in Chiesa ci dessero un po’ di birra e un fuoco ameno per rallegrare le nostre anime, canteremmo e pregheremmo tutto il santo giorno senza voler mai, nemmeno una volta lasciare la Chiesa. Allora il Pastore potrebbe predicare e bere e cantare E saremmo contenti come gli uccelli in primavera […]”.

 

E’stata una fonte d’ispirazione per il tenebroso Edgar Allan Poe che spesso raggiungeva altissime vette creative sotto gli effetti dell’alcol.

“Riempia con crema mescolata e ambra, io esaurirò di nuovo quel bicchiere. Visioni così ilari si arrampicano attraverso la camera del mio cervello. Pensieri più caratteristici vengono e si dissolvono; Che importanza devo dare al tempo che passa? Sto bevendo Ale oggi “.

 

Umberto Saba e Thomas Stearn Elliot ne parlano con toni di consolazione e compagnia dove appare come una delle note del paesaggio e dei caratteri rappresentati che si fondono per diventare emblema di una condizione esistenziale.

Meno poetico ma altrettanto abile è George Orwell che in un saggio intitolato “La luna in fondo al pozzo”, oltre a descrivere il suo pub ideale, narra le qualità organolettiche che questa bevanda dovrebbe avere e il modo in cui dovrebbe essere servita.

“ […] Credo che solo un pub su dieci a Londra serva birra scura alla spina, ma “La luna in fondo al pozzo” fa parte di quel dieci per cento. E’ una birra leggera, cremosa, che si gusta al meglio in un boccale di peltro. A “La luna in fondo al pozzo” sono molto scrupolosi nella scelta dei recipienti in cui vi servono le bevande. Per esempio, non fanno mai l’errore di porgervi una pinta di birra in un bicchiere senza manico. Oltre ai boccali di vetro e di peltro ne hanno alcuni di porcellana color rosa fragola che ormai a Londra si vedono solo raramente. I boccali di porcellana sono passati di moda una trentina di anni fa perchè la maggior parte della gente vuole vedere in trasparenza ciò che beve; ma io trovo che la birra abbia un gusto migliore nella porcellana […]”

 

Più sentimentale e sicuramente fra le mie preferite, è invece la poetessa finlandese Edith Södergran  che in “Sub luna”, riveste di romanticismo  una birra scura, probabilmente una stout, illustrandone in modo delicato i colori che emana al chiaror di luna e godendone le virtù:

“ […] Sub luna bibo. Scura è la mia birra, nera d’orzo tallito, la sua spuma farina di scintillio di luna. Pensieri e allegrezza, aleggianti sull’orlo del boccale, aleggianti come nottole, come nel bosco aleggiano le foglie d’oro […]”

Sorseggiando una birra vi lascio con le parole dello scrittore contemporaneo Philippe Delerm

… Ma la prima sorsata! Comincia ben prima di averla inghiottita. Già sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma, poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza. Come sembra lunga, la prima sorsata. La beviamo subito, con avidità falsamente istintiva. Di fatto, tutto sta scritto: la quantità, né troppa né troppo poca è l’avvio ideale; il benessere immediato sottolineato da un sospiro, uno schioccar della lingua, o un silenzio altrettanto eloquente la sensazione ingannevole di un piacere che sboccia all’infinito…

Published by

Chicca Napolitano

Travel e food blogger.

14 thoughts on “Smettila di far felici tutti……non sei una birra 🍻

  1. Anche se faccio parte della schiera “vinicola”, articolo molto interessante!

  2. Post interessantissimo e molto ben scritto! Adoro la birra e mi ci son immerso piacevolmente nella lettura. Grazie per aver condiviso

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