Una donna in cucina

Una donna in cucina, intenta a cuocere il riso…è profumata quanto i chicchi che schiaccia fra le dita per controllarne la cottura.

Il vapore le ha ammorbidito la pelle, ha allentato il nodo fra i capelli tenuti raccolti per tutto il giorno.

Comincia a friggere i semi di sesamo nella sfrigolante padella dove le zucche amare e le melanzane si colorano di giallo dorato. Sul fuoco a stufare lentamente una zuppa di cavolfiori bianchi alla quale aggiunge garam masala per dare pazienza e speranza.

È una sola, ma allo stesso tempo tante, è la donna di centinaia di case indiane, dopo tutta la giornata passata a far sobbollire il dolce kheer aggiungendo i semi di cardamomo per evocare i sogni che ci impediscono di impazzire….un caleidoscopio di colori e sapori, il crepitio del pane nel tandoor accompagnato dalle scoppiettio delle braci e il profumo di pane appena cotto…la cucina sinonimo di vita e segreto dell’amore….

“Le erbe e le spezie sono l’anima della cucina, non solo perché trasformano qualsiasi piatto in un potenziale afrodisiaco, ma perché dissimulano gli errori culinari”

– Isabel Allende

Convivio….

Il lento solcare le onde del traghetto nel mare Egeo è accompagnato da un assordante chiacchiericcio senza fine. Toni alti , risate improvvise, per il mio orecchio più ben disposto al silenzio è massacrante, si salva solo la cadenza musicale di questa affascinante lingua che prima o poi riuscirò a capire ma di cui ancora il significato é oscuro. Dalle gestualità può sembrare stiano festeggiando qualcosa o qualcuno e questo frastuono viene un po’ sedato appena imbandiscono i tavoli di cibi e bevande. Ancora assonnata dal risveglio all’alba mi giro un paio di volte a guardarli con sguardo di implorazione al silenzio. Un gruppo misto di età differenti che condividono emozioni , pensieri e cibo….ecco solo quello riesce in parte ad affievolire i loro toni. Mi giro e il mio sguardo si posa su un’uomo di mezza età dai lineamenti abbronzati dal sole che mettono in risalto i capelli e la barba bianchi che proprio ora prende in mano un uovo sodo, lo cosparge di pepe e lo accompagna alla bocca con sguardo felice già pregustando il suo sapore. Intorno a lui mani che passano cibi di tutti i tipi, fritti, dolci e salati. La convivialità sembra assumere un tono rituale e sacrale a cui non rinuncerebbero mai. Forse i miei sguardi hanno carpito l’attenzione di qualcuno e improvvisamente mentre sto scrivendo queste due righe un contenitore di cartone spunta dalla mia spalla destra e l’imponenete signora che lo porge mi offre un dolce parlandomi sorridendo in greco. Non ho capito nulla di cosa abbia detto ma con un sorriso ne prendo un pezzo e la mia bocca automaticamente risponde con un grazie in greco…..il potere del cibo , placa gli animi, unisce le persone e mi inizia anche a questa lingua che prima o poi diventerà mia.

Buona domenica…

“Quanti significati sono celati dietro un abbraccio? 
Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere
e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?
Un abbraccio è esprimere la propria esistenza
a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,
nella gioia e nel dolore.
Esistono molti tipi di abbracci,
ma i più veri ed i più profondi
sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.
A volte un abbraccio, 

quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno, 
fissa quell’istante magico nell’eterno. 

Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,
fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa
o si ha paura di sapere.
Ma il più delle volte un abbraccio
è staccare un pezzettino di sé
per donarlo all’altro
affinché possa continuare il proprio cammino meno solo”

Pablo Neruda

Smettila di far felici tutti……non sei una birra 🍻

La sua storia è praticamente la storia del mondo…..le sue radici affondano nella preistoria, la sua evoluzione accompagna l’evoluzione umana, traendo la sua origine da due semplici elementi l’orzo e l’acqua.

Le prime testimonianze della sua esistenza arrivano da una tavoletta di argilla di epoca sumera (circa 3500 A.C.) e la più antica legge che ne regola la produzione e la vendita è nel codice di Hammourabi.

Gli egizi ne attribuivano la sua invenzione ad Osiride e questo legame con l’immortalità portò molti ricchi egiziani a far costruire delle birrerie in miniatura nelle loro tombe.

I Galli migliorarono la sua produzione usando le botti per allungare il periodo di conservazione e usando aromi come anice , finocchio e assenzio ; i Druidi inserirono anche l’uso della salvia.

Nel Medio Evo era appannaggio di chiesa e nobili per realizzazione e commercio , in età carolingia la birra monastica la fece da padrone fino a cessarne in seguito la produzione.

Con la rivoluzione industriale comincia la sua globalizzazione arrivando a numeri sempre crescenti  e tecnologie sempre più avanzate. Ma tutta questo porta  quasi ad una regressione del prodotto che già da qualche anno finalmente ha rallentato portando alla nascita di micro birrifici che riscoprono il valore della tradizione.

Ma non è alla sue tecniche di produzione che dedico queste righe ma all’ispirazione che le sue tante sfaccettature ha dato a poeti e scrittori nel corso degli anni.

Di lei si parla già nella Bibbia e in opere di Eschilo e Tacito. Diverso è invece il modo in cui la tratta Shakespeare il quale la utilizza semplicemente per caratterizzare alcuni dei personaggi presenti nei suoi capolavori.  Nell’ “Enrico V” c’è un passo dal quale trapela chiaramente l’amore incondizionato di Shakespeare e degli inglesi nei confronti della birra:

“Ah, come mi vorrei trovare a Londra, in una birreria! Sarei disposto a barattare tutta la mia gloria per un gotto di birra e la pellaccia!”.

 Johann Wolfgang von Goethe ne fa citazione tecniche e gastronomiche , da appassionato di buona cucina e dai suoi scritti si deduce che all’epoca la birra prodotta a Francoforte non era di suo gusto costringendolo ad acquistarla altrove.

Dissacrante invece il poeta inglese William Blake. Da fervente illuminista ne consiglia il suo uso in chiesa per far riavvicinare i fedeli:

“ […] Cara Mamma, cara Mamma, la Chiesa è fredda, Ma la Taverna è salubre, piacevole e calda; Inoltre, io so dove mi trattano bene, In cielo una tale accoglienza non andrà mai bene. Ma se in Chiesa ci dessero un po’ di birra e un fuoco ameno per rallegrare le nostre anime, canteremmo e pregheremmo tutto il santo giorno senza voler mai, nemmeno una volta lasciare la Chiesa. Allora il Pastore potrebbe predicare e bere e cantare E saremmo contenti come gli uccelli in primavera […]”.

 

E’stata una fonte d’ispirazione per il tenebroso Edgar Allan Poe che spesso raggiungeva altissime vette creative sotto gli effetti dell’alcol.

“Riempia con crema mescolata e ambra, io esaurirò di nuovo quel bicchiere. Visioni così ilari si arrampicano attraverso la camera del mio cervello. Pensieri più caratteristici vengono e si dissolvono; Che importanza devo dare al tempo che passa? Sto bevendo Ale oggi “.

 

Umberto Saba e Thomas Stearn Elliot ne parlano con toni di consolazione e compagnia dove appare come una delle note del paesaggio e dei caratteri rappresentati che si fondono per diventare emblema di una condizione esistenziale.

Meno poetico ma altrettanto abile è George Orwell che in un saggio intitolato “La luna in fondo al pozzo”, oltre a descrivere il suo pub ideale, narra le qualità organolettiche che questa bevanda dovrebbe avere e il modo in cui dovrebbe essere servita.

“ […] Credo che solo un pub su dieci a Londra serva birra scura alla spina, ma “La luna in fondo al pozzo” fa parte di quel dieci per cento. E’ una birra leggera, cremosa, che si gusta al meglio in un boccale di peltro. A “La luna in fondo al pozzo” sono molto scrupolosi nella scelta dei recipienti in cui vi servono le bevande. Per esempio, non fanno mai l’errore di porgervi una pinta di birra in un bicchiere senza manico. Oltre ai boccali di vetro e di peltro ne hanno alcuni di porcellana color rosa fragola che ormai a Londra si vedono solo raramente. I boccali di porcellana sono passati di moda una trentina di anni fa perchè la maggior parte della gente vuole vedere in trasparenza ciò che beve; ma io trovo che la birra abbia un gusto migliore nella porcellana […]”

 

Più sentimentale e sicuramente fra le mie preferite, è invece la poetessa finlandese Edith Södergran  che in “Sub luna”, riveste di romanticismo  una birra scura, probabilmente una stout, illustrandone in modo delicato i colori che emana al chiaror di luna e godendone le virtù:

“ […] Sub luna bibo. Scura è la mia birra, nera d’orzo tallito, la sua spuma farina di scintillio di luna. Pensieri e allegrezza, aleggianti sull’orlo del boccale, aleggianti come nottole, come nel bosco aleggiano le foglie d’oro […]”

Sorseggiando una birra vi lascio con le parole dello scrittore contemporaneo Philippe Delerm

… Ma la prima sorsata! Comincia ben prima di averla inghiottita. Già sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma, poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza. Come sembra lunga, la prima sorsata. La beviamo subito, con avidità falsamente istintiva. Di fatto, tutto sta scritto: la quantità, né troppa né troppo poca è l’avvio ideale; il benessere immediato sottolineato da un sospiro, uno schioccar della lingua, o un silenzio altrettanto eloquente la sensazione ingannevole di un piacere che sboccia all’infinito…

Dolce San Valentino

Con la persona giusta accanto riesco a fare anche ciò che non sono mai stata capace di far prima…sono ispirata, aspetto di vedere il suo sguardo felice mentre affonda la forchetta nel morbida fetta ancora tiepida.

Ed è così che al terzo tentativo mi cimento nell’uso degli impasti senza glutine. Fossero impasti salati mi sentirei più tranquilla ma sono impavida😃e mi butto sul dolce, mia croce da sempre.

Ammorbidisco il burro a bagnomaria insieme al cioccolato, aggiungo le uova, il mix di farine gluten free, un po’ di latte e comincia l’avventura. Il frullino elettrico miscela il tutto e il suo rumore di sottofondo accompagna i miei pensieri: Verrà buono? Sarà morbido? Farò un disastro?🤔

Ma alla fine perché farsi tante domande, la fortuna aiuta gli audaci😂. E allora pronti a versare il tutto nello stampo imburrato e via in forno. L’attesa dura una ventina di minuti e ogni tanto l’occhio cade sul vetro del forno…praticamente sto stalkerizzando il dolce🧐

Il mio sguardo apprensivo non lo ha intimidito e il risultato è stato più che ottimo. Morbido, gustoso e un profumo di cioccolato che ha invaso felicemente casa…

Che meraviglia avere una musa ispiratrice…. buon San Valentino ❤️